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#storiedidonne8: Máxima Acuña, una donna in difesa dell'ambiente


L'ottava storia è quella di Atalaya, nata nel 1970 in Perù. Máxima vive nella comunità di Soroucucho, Cajamarca. Vive per la sua terra. Lei e la sua famiglia lavorano come agricoltori di sussistenza, le sue g


iornate scorrono tranquille tra tessiture e attività di vendita dei prodotti della terra al mercato. Una vita semplice la sua, ma una vita felice, a contatto con la natura e i suoi animali, la Pacha Mama che tanto rispetta.

Possiede una grande fortuna Máxima: può vedere dalla sua casa la laguna azul, spettacolo della natura. Vive nei pressi della laguna da 24 anni, quando nel 1994 comprò lì la sua terra.

Nel 2011 la sua vita, all'improvviso, cambia per sempre. Inizia in quell'anno un'incessante lotta per difendere i diritti sulla propria terra, per difendere l’ambiente che la circonda, per difendere quelle terre di tutti. L'origine della sua lotta risiede nel progetto "Minas Conga" dell’impresa Yanacocha “Newmont Mining Corporation”, che ha l’intento di espropriare gli abitanti dai propri terreni per costruire una miniera di oro e rame a cielo aperto, distruggendo quattro bacini idrici i quali alimentano le popolazioni di Celendin e Cajamarca. Il progetto “Minas Conga” interessa anche la casa e la terra di Máxima.

A lei non mancano certo le forze, nelle braccia così come nella volontà, e decide di negare la vendita delle sue proprietà, i suoi unici averi. La conseguenza del suo diniego avrà come conseguenza una campagna di intimidazioni e violenza nei suoi confronti.

“Posso essere povera. Posso essere analfabeta, però so che i nostri laghi di montagna sono i nostri tesori reali. Da loro posso avere acqua fresca e limpida per i miei figli, per mio marito e per i miei animali! Siamo noi quelli che devono sacrificare la nostra acqua, la nostra terra per persone che vogliono prendere l’oro e fare ritorno al loro paese? Dovremmo forse sederci in silenzio e lasciare che avvelenino la nostra terra e la nostra acqua?” (M. Acuña Atalaya)


Máxima Acuña Atalaya vive in una zona rurale, remota isolata e vulnerabile. Da quando comincia il conflitto con l’ impresa mineraria, trova difficoltà nel pianificare il suo futuro perché ogni giorno per lei è una incognita. Vive con la paura costante della perdita della sua terra, sua unica fonte di sopravvivenza. Ha paura di uscire di casa perché quando avviene, la polizia distrugge la sua abitazione e spaventa con intimidazioni la sua famiglia. Da quel momento nella vita di Máxima si susseguono abusi e intimidazioni, fino a che nel 2014 due funzionari di polizia entrano nella sua casa intimandole di smettere di lavorare e di andare via immediatamente. Lei non si arrende e chiede aiuto.

Nel febbraio del 2016 le forze di sicurezza dell’impresa mineraria distruggono il raccolto di patate che Máxima e la sua famiglia stavano coltivando per il proprio sostentamento. L’impresa mineraria giustifica il gesto sostenendo che le patate erano state piantate illegalmente. Oltre alle molestie e ai vari tentativi di sgombero forzato lei e la sua famiglia sono state accusate di “usurpazione” (reato associato all’occupazione violenta e illegale della terra). Avvicendamenti giudiziari si sono susseguiti per lei, tra cui una condanna a tre anni di carcere con sospensione nel 2013. Nel dicembre 2014 la corte di Cajamarca decreta l’innoncenza di Máxima Acuña Atalaya per il il crimine denunciato dalla compagnia mineraria. La Yanacocha ha intentato più volte una causa sulla titolarità del terreno, dunque tutt’ora la lotta di Máxima non si è fermata.


Nel 2014 la Commissione Interamericana per i Diritti Umani ha stabilito delle misure precauzionali per 46 difensori dei diritti umani facenti parte delle comunità contadine di Cajamarca, alla luce di quanto successo, minacce, abusi, molestie ai loro danni e a quelli di Maxima Acuna per lo svolgimento della loro missione.


Nel 2016 Máxima Acuña ha ricevuto il Goldman Enviromental Price, premio prestigioso per i difensori dell’ambiente. Máxima si è impegnata per difendere il diritto all’alimentazione, alla salute e alla salubrità dell’ambiente a fronte delle possibili conseguenze ambientali dello sfruttamento minerario nella sua regione. La contadina combattente non si è arresa, continua a lottare incessantemente per proteggere la sua amata Pacha Mama.

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